
Quello sono io. Perché ho l’impressione che in questo paese così avanzato, tecnicamente, economicamente, culturalmente, il progresso sia nelle mani di pochi. Al contrario, politica, mondo della cultura e i loro seguaci, remano contro. Usufruiscono di quello che gli viene dato ma combattono chi l’ha costruito.
Ci stiamo giocando il cervello. Non lo usiamo, guardiamo il colore e ci lasciamo trascinare dalle boiate che dicono e le propiniamo agli altri come fossero vangelo. Ragionare? Noooo, per carità, troppa fatica. C’è chi lo fa per noi, perché siamo convinti che lo facciano per noi, non per loro stessi.
Io quando vedo ad esempio il mondo della cultura, dell’arte, della musica, che brutta fine ha fatto, mi viene da piangere. Un mondo sempre stato all’avanguardia, rivoluzionario, proiettato in avanti, oggi lo vedo retrogrado, conservatore, proiettato indietro, a un secolo fa.
A volte mi dico: ti stai facendo del male, abbandona i social!
È vero, ma purtroppo è l’unico mezzo di comunicazione, un mezzo prima sbeffeggiato, boicottato, da quelli che poi ne hanno preso possesso e l’hanno distrutto, impestandolo di spazzatura spacciata per ideologia, di bufale, di teoremi fasulli, di slogan ignobili che non fanno ragionare perché non contengono logiche, ma solo un suono facile da condividere come unica verità. Facile perché deve essere facilmente riconoscibile per capire da che parte stai. Così appena cerchi di fare un ragionamento, vieni subito etichettato e chiaramente non ci indovinano mai. Perché ragionare non è ammesso. Inutile fare analisi, devi usare slogan riconoscibili, devi usare quello che i media truffatori ti impongono. A volte ho l’impressione di avere a che fare con una manica di mentecatti, senza cervello, analfabeti. Chiaro che non è così. È solo gente pigra che ha smesso di usare il cervello. Ora se qualcuno, tra i pochi, pochissimi che mi leggeranno, perché i più guardano solo le figure, riuscirà a dare un’appartenenza politica a quello che scrivo, ecco, si sarà guadagnato il titolo di imbecille totale. Scusate lo sfogo.
