Il filosofo della scienza e della politica Karl Popper sosteneva che una teoria è scientifica quando è falsificabile, cioè quando ammette la possibilità di essere smentita dai fatti. Una teoria deve avere dei limiti: deve esistere almeno in linea di principio qualcosa che possa dimostrare che essa è sbagliata.
Popper guardava con particolare diffidenza al marxismo e alla psicoanalisi, che considerava non falsificabili perché, a suo giudizio, potevano ricondurre praticamente ogni fenomeno all’interno del proprio sistema interpretativo: la lotta di classe nel primo caso, il rapporto con i genitori e il proprio passato nel secondo.
Da qui nasce una riflessione, ironica ma non troppo: e se anche una certa politica fosse diventata infalsificabile?
Pensiamo a chi, grazie alla propria abilità oratoria, riesce a sostenere una tesi e, quando le circostanze cambiano, anche il suo esatto contrario. Se una politica produce risultati positivi, il merito è della politica stessa; se invece fallisce, la responsabilità viene attribuita alle condizioni ereditate, agli avversari, alle circostanze imprevedibili o al fatto che quella politica non sarebbe stata applicata abbastanza.
In questo modo si può costruire un sistema nel quale qualunque risultato diventa una conferma della propria teoria.
La domanda propriamente popperiana sarebbe allora molto semplice:
«Che cosa dovrebbe accadere perché tu ammettessi di avere torto?»
Se non esiste una risposta, se nessun fatto può mai mettere realmente in discussione una posizione, allora il problema non è più soltanto politico: è epistemologico.
La democrazia, infatti, non dovrebbe essere soltanto la competizione tra opinioni, ma anche la possibilità di correggere le proprie convinzioni alla luce dei fatti.
L’abilità retorica può convincere, affascinare e mobilitare. Ma non dovrebbe trasformarsi in uno scudo contro la realtà.
Perché una cosa è difendere con coerenza le proprie idee. Un’altra è costruire un sistema di argomentazioni nel quale si ha sempre ragione, anche quando si dimostra di avere torto.
E qui Popper potrebbe tornare ad essere sorprendentemente attuale: non chiediamoci soltanto quanto sia convincente ciò che viene detto. Chiediamoci anche che cosa potrebbe falsificarlo.
Perché, se la risposta è «niente», forse non siamo più davanti a un’idea politica sottoposta al confronto con la realtà, ma davanti a una teoria che ha trovato il modo di essere… invulnerabile ai fatti.
